PAROLE D’ONORE
LE VOCI DELLA MAFIA

 

 

LA STORIA

Lo spettacolo “Parole d’Onore” (“Words of Honour, The Mafia Exposed”) ha debuttato  in lingua inglese, nell’agosto del 2009,  al Fringe Festival di Edimburgo all’ Assembly Rooms con Marco Gambino e Patrizia Bollini e per la regia di Manuela Ruggiero. Il produttore del progetto è stato il Jermyn Street Theatre di Londra.  Dopo una più che soddisfacente stagione scozzese, Words of Honour è arrivato a Londra  sul palcoscenico del Jermyn Street Theatre, a Piccadilly Circus,  nel Settembre 2009 registrando il tutto esaurito per  4 settimane.
La regione Lazio e il gruppo Ambra si sono fatti promotori del debutto Italiano al “Piccolo Eliseo” di Roma dove, con un grande successo di pubblico e di critica è rimasto in cartellone per 3 settimane.

 

LO SPETTACOLO

Parole d’Onore
Le voci della Mafia

dall'omonimo libro di Attilio Bolzoni (BUR 2008)
adattamento drammaturgico Marco Gambino, Attilio Bolzoni, Manuela Ruggiero

con Marco Gambino
Patrizia Bollini

regia Manuela Ruggiero

Parole d’Onore non racconta una storia di mafia e non ricostruisce fatti di mafia. Parole d’Onore è la rappresentazione dell’anima mafiosa svelata dal linguaggio dei boss.
Una  Mafia “senza fronzoli”, esposta con le parole degli stessi protagonisti di Cosa Nostra: dichiarazioni,  conversazioni , interviste originali  rilasciate nell’arco di un trentennio dai boss mafiosi.
Sono boss che hanno scelto la strada del pentimento. Oppure sono boss che entrano in carcere al vertice del loro potere. Le loro testimonianze forniscono a chi è fuori dalla cultura mafiosa la chiave di lettura di un microcosmo altrimenti non penetrabile.
Un modo inedito di conoscere la mafia, senza retorica.
I comandamenti, il pizzo e i pizzini, lo 'schiticchio' (la lauta cena che Riina offriva prima di strangolare i propri nemici), la Bibbia e i santini ritrovati nei nascondigli, il bacio contemplato e approvato solo per gli uomini d’onore, coloro che hanno visto il mondo e gli è scoppiato il cervello e che di nome fanno “pentiti”, i festeggiamenti per l’iniziazione con la santina della  Madonna Annunziata che brucia fra le mani , i cinquanta litri di acido che in tre ore sciolgono un corpo, il rispetto (a letto) per la donna: ecco delirio e logica, fede e pragmatismo.

Bolzoni dice :
“Sono voci che provengono da un altro mondo. Salgono minacciose, stordiscono. A volte arrivano sfuggenti e all'apparenza innocue, a volte sono volutamente cariche di presagi. Nascondono sempre qualcosa, portano sempre un messaggio. Tutto è messaggio nella loro parlata. Anche i dettagli che sembrano più irrilevanti, i gesti che accompagnano o prendono il posto delle voci. Anche i silenzi. È un coro inquietante che ho ritrovato sul mio taccuino. Quelle parole e quei "discorsi" sono diventati i miei appunti".
Sono i mafiosi che raccontano l'ultimo mezzo secolo della loro Sicilia. Parlano di moralità e famiglia, di affari e delitti, di regole, amori, amicizie tradite, di religione e di Dio, soldi e potere, di vita e di morte. Del rapporto con il carcere e con la legge, di latitanze infinite. Dello Stato.
Parlano ancora di mogli e di figli, di padri, di sorelle o fratelli rinnegati. Spiegano chi sono e da dove vengono. Uno di loro dice: "Perché in Sicilia, quello a cui non si può rinunziare, è la considerazione che hanno gli altri per te".

Manuela Ruggiero ha optato per una regia scarna, volta ad  esaltare la parola che con la sua forza riesce a trasformare corpo e gestualità in un attimo. La semplice scenografia di Daria Battilana fa del palcoscenico una scatola nera. Due quinte ai lati con al centro un  invisibile schermo di tulle. I tagli di luce di Giorgio Palmera delineano volti , schiacciano corpi, descrivono sogni. Le proiezioni in bianco e nero  di Gabriel Zagni accompagnano lo spettacolo in tutto il suo fluire disegnando sul tulle inaspettate animazioni di facce, muri cangianti, sequenze fotografiche elaborate al computer. In questo territorio scenico si avvicendano i vari personaggi tutti interpretati da Marco Gambino che diventa Toto’ Riina, Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo,  Michele  Greco. Patrizia Bollini incarna la donna siciliana per eccellenza, Ninetta Bagarella, moglie di Riina che, tra le immagini proiettate della Piazza della Memoria e dietro l’imponente ombra del marito, con un linguaggio non diverso da quello degli uomini d’onore,  spiega e difende con coraggio e orgoglio la sua famiglia e il suo amore.